Universo Tascabile: Ásta Fanney Sigurðardóttir immagina un nuovo inizio

Ásta Fanney Sigurðardóttir, Hero Form, 2026 | Courtesy © Ásta Fanney Sigurðardóttir | Foto: Sandijs Ruluks


Non è un universo da osservare a distanza, ma uno spazio da attraversare. Con Universo Tascabile, il Padiglione dell'Islanda alla 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia invita il pubblico ad entrare in una dimensione in cui il reale e l'immaginario convivono senza soluzione di continuità. L'artista, poetessa, compositrice e regista Ásta Fanney Sigurðardóttir concepisce infatti la mostra come un organismo vivente, destinato a modificarsi nel corso dei mesi attraverso performance, interventi sonori e azioni che riattivano continuamente lo spazio espositivo. Allestita per la prima volta nei Docks Cantieri Cucchini, il nuovo Padiglione islandese occupa un ex cantiere navale tra i Giardini e l'Arsenale, trasformandolo in un paesaggio sospeso dove installazioni, sculture, immagini in movimento e suono si intrecciano senza seguire una narrazione lineare. Più che raccontare una storia, l'artista costruisce una costellazione di frammenti, lasciando che siano i visitatori a trovare connessioni personali tra miti, ricordi, intuizioni e possibilità future. Al centro del percorso compare Creature Zero, figura protagonista di un film che intraprende un viaggio alla ricerca della "roccia originaria", il luogo simbolico da cui avrebbe avuto inizio la creazione della Terra. Girata in paesaggi associati a energie invisibili e antiche tradizioni spirituali, l'opera intreccia racconti provenienti da culture differenti, suggerendo che ogni civiltà abbia immaginato, in forme diverse, un proprio racconto delle origini. Il titolo Universo Tascabile racchiude l'idea che anche un piccolo gesto o un cambio di prospettiva possano aprire possibilità inattese. Sfere, amuleti, talismani e dispositivi che ricordano giochi di fortuna attraversano la mostra come oggetti carichi di energia potenziale. Non indicano una direzione precisa, ma invitano ad accettare l'incertezza come condizione creativa. In un presente segnato da instabilità e trasformazioni, il Padiglione dell'Islanda non propone risposte definitive: suggerisce piuttosto che immaginare nuovi inizi sia già un modo per cambiare il mondo.



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