
Bronzetto di Paride, Prima metà del V secolo a.C., Altezza 9 cm | Courtesy Museo Archeologico Nazionale di Altino
Nelle sale dell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale, Venezia guarda indietro, alle radici più profonde della propria geografia culturale, con una mostra che mette al centro il rapporto tra uomo, acqua e sacro. Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari costruisce un dialogo tra due civiltà dell’Italia preromana, distinte ma attraversate da una stessa visione del mondo, in cui l’acqua è presenza vitale e spazio simbolico. Fiumi, lagune, sorgenti e acque termali non sono semplici elementi naturali, ma luoghi di contatto con il divino. Attorno a questi spazi si sviluppano santuari, pratiche rituali e sistemi di credenze che strutturano la vita delle comunità. L’acqua diventa così strumento di mediazione, luogo di guarigione, ma anche dispositivo culturale attraverso cui si costruiscono identità collettive. Il percorso riunisce centinaia di reperti provenienti da contesti archeologici dell’Etruria e dell’area veneta, tra oggetti votivi, elementi architettonici e testimonianze legate ai luoghi di culto. L’insieme restituisce un paesaggio sacro diffuso, in cui il gesto rituale si deposita nello spazio naturale, trasformandolo in luogo di memoria e di relazione con il trascendente. Il confronto tra Etruschi e Veneti rivela anche una rete di scambi che segue le vie dell’acqua. Porti, approdi e rotte commerciali diventano punti di contatto tra culture diverse, mostrando come il sacro non sia separato dalla dimensione economica e sociale, ma ne sia parte integrante. In questo racconto stratificato, l’archeologia non si limita a ricostruire il passato, ma suggerisce una riflessione più ampia sul rapporto tra ambiente e cultura. L’acqua, elemento originario e fragile, emerge come filo continuo tra civiltà antiche e presente, invitando a riconsiderare il modo in cui abitiamo e interpretiamo il territorio.